A.R. Penck in mostra alla Cardi Black Box

La nuova stagione espositiva della galleria Cardi Black Box inizia sfoderando un asso nella manica: una retrospettiva dedicata a uno dei maggiori esponenti del neo-espressionismo tedesco, A.R. Penck.

In mostra, la sua produzione artistica realizzata dalla fine degli anni ’70, con gruppi pittorici e scultorei che documentano le varie fasi della sua ricerca e i temi centrali della sua estetica, per un totale di circa 40 opere esposte tra dipinti di grande formato e sculture.

In particolare, degni di una menzione a sé, 14 bronzi che consentono di esplorare e conoscere al meglio il lavoro scultoreo di Penck, ancora oggi poco noto presso il grande pubblico a causa del minor numero di esposizioni incentrate su questa parte della sua attività.

A.R. Penck – all’anagrafe Ralf Winkler – nasce nel 1939 nell’allora Germania dell’Est; ostacolato dal regime comunista in quanto ritenuto elemento sovversivo, si vede negata l’ammissione all’Accademia di Belle Arti. Intraprende quindi una formazione da autodidatta, orientandosi a tuttotondo verso le più svariate forme di sapere, dalla pittura alla filosofia, dalle scienze alla storia delle religioni per arrivare alla musica. Un ricco bagaglio di conoscenza che lo accompagna in tutto il suo percorso artistico, tornando di volta in volta protagonista dei suoi lavori, in un gioco concertato di rimandi, ispirazioni e visioni. Pittura, grafica, musica jazz, poesia e cinematografia sono solo alcuni dei campi in cui Penck si è cimentato con successo. A lui, in particolare, il plauso di aver contribuito significativamente al rinnovamento della pittura in Germania, seguendo un percorso autonomo e lontano dagli schemi tradizionali. Il risultato? Lo sviluppo di uno stile personale nell’ambito neo-espressionista, figlio di un’equilibrata combinazione di figurazione e astrazione, ottenuta grazie a un tratto marcatamente infantile e a un cromatismo intenso. Ispirandosi alla pittura preistorica, le sue composizioni combinano segni pittorici e immagini arcaizzanti, che insieme compongono un lessico universale – fruibile da chiunque – e un mondo visivo del tutto inedito. Tema centrale delle sue opere: il rapporto tra individuo e società. Negli anni ’70 i segni si fanno sempre più primordiali, rimandando all’epoca preistorica tout court. Compaiono figure stilizzate e simboli elementari; l’artista giunge a una sorta di azzeramento della ricchezza cromatica a favore dell’utilizzo del bianco e nero. Sul finire degli anni ’70, Penck si dedica anche alla scultura, per la quale è solito ricorrere a materiali come il marmo, il bronzo e il legno. Il suo trasferimento nella Germania dell’Ovest nel 1980, segna un cambiamento epocale che lo induce al recupero di una decisa accentuazione cromatica e all’introduzione della tridimensionalità.

Con questa retrospettiva, mostrando l’eclettismo di Penck, Cardi Black Box ribadisce il proprio, confermando un orientamento versatile, che guarda ai giovani così come ai grandi maestri, al contemporaneo così come al tempo passato. Perché l’arte risiede ovunque. Il segreto per scoprirla? Avere occhi nuovi, inclini a spingersi oltre le apparenze e a trovare la bellezza allo stato puro.

 

Anita Pezzotta

 

A.R. Penck

6 settembre – novembre 2012

Cardi Black Box

Corso di Porta Nuova 38, Milano

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