MOVE Communication per Regione Valle d’Aosta

Testimoniare il saper fare valdostano in ambito architettonico, valorizzandone l’eccellenza e l’unicità, al fine di tramandarne la preziosità alle generazioni di domani.

Questo lo spirito degli audiovisivi che MOVE Communication sta realizzando per Regione Valle d’Aosta e che l’hanno vista impegnata in riprese giovedì 17 e venerdì 18 settembre.

Un progetto di valorizzazione storica, culturale e, al tempo stesso, territoriale, in quanto volto a documentare per immagini, suoni e interviste il saper fare architettonico di uno specifico territorio, quello, per l’appunto, della Valle d’Aosta: al centro, quindi, l’eredità maturata nei secoli e tramandata di generazione in generazione nonché lo sviluppo di particolari tecniche funzionali al contesto ambientale. A fare da corollario, il bagaglio di usi e tradizioni.

Tre le tematiche protagoniste di tre differenti videoproduzioni: rascard, calce e tetti in lose. I primi consistono in antichi granai, risalenti al tardo Medioevo, realizzati interamente in legno e destinati alla conservazione delle riserve alimentari, in particolare, all’essiccatura e alla trebbiatura dei cereali. Talvolta, erano adibiti anche all’uso abitativo. Il legname più utilizzato era quello di conifera, larice in primo luogo, ma anche pino silvestre, abete rosso e abete bianco. I tronchi da costruzione potevano essere solamente decorticati, mantenendo così la sezione tonda, oppure essere squadrati con l’ascia e divisi in tavoloni. I modelli architettonici assumono marcate specificità locali, tanto che i rascard sono divenuti col tempo una particolarità della valle di Champorcher. Tuttavia, da antichi contratti tra committenti e costruttori e risalenti ai secoli XVII e XVIII, emerge come tali costruzioni fossero opera di maestranze specializzate, che operavano spesso molto al di fuori della comunità di appartenenza.

Per quanto concerne, invece, la calce, essa rappresentava un elemento fondamentale nella costruzione delle case in quanto, mescolata alla sabbia e all’acqua, serviva a legare le pietre in fase di posa e a realizzare gli intonaci. Fin dall’alto Medioevo fu prodotta sulle cime della Valle d’Aosta: ancora oggi, infatti, in corrispondenza di affioramenti di pietre calcaree o di dolomie, ossia pietre da calce, si possono trovare piccoli forni intermittenti abbandonati, dove un tempo venivano realizzate cotture in modo artigianale. Da non dimenticare, inoltre, l’utilizzo a scopi igienici, quale disinfettante, e l’attuale impiego in opere di restauro.

Aver portato la montagna sui tetti, invece, è il merito dei lauzeurs, artigiani specializzati nella realizzazione di tetti in lose, lastre di pietra tipiche della Valle d’Aosta. Gli esempi più antichi di tale tecnica risalgono XV-XVI secolo. Attualmente, l’unica losa ancora estratta in Valle d’Aosta è quella di Morgex: di colore grigio argento e con uno spessore variabile, presenta una pasta di media densità, una ruvidità e una pezzatura media. In virtù della sua somiglianza con le lose più antiche, è quella che meglio si presta per la ristrutturazione dei vecchi edifici. Le tecniche di posa sono mutate nei secoli, passando da quelle che prevedevano l’assemblaggio di lose di diversa grandezza alle più attuali che implicano, invece, l’utilizzo di pietre della medesima dimensione.

I tre filmati avranno una finalità informativa, documentaristica ed educativa. Verranno utilizzati nell’ambito di promozione turistica e culturale e trasmessi in Rai.

 

Anita Pezzotta

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