Abiti da lavoro

Metti la moda, metti il design – due capisaldi della tradizione e del prestigio made in Italy – una location d’eccezione come la Triennale di Milano, tempio dell’esposizione artistica a 360°, e il gioco è fatto: ecco il métissage con cui dar vita alla mostra “Abiti da lavoro”, raccolta di 40 divise da lavoro ideate da maestri dello stile. Esposte le creazioni di firme universalmente note: Afran, Rodrigo Almeida, Alberto Aspesi, Gentucca Bini, Denise Bonapace, Andrea Branzi, Nacho Carbonell, Klaudio Cetina, Cano, CoopHimelb(l)au, Dea Curic, Nathalie Du Pasquier, Elio Fiorucci, Matteo Guarnaccia, Nuala Goodman , Daniele Innamorato, Mella Jaarsma, Toshiyuiki Kita, Guda Koster, Colomba Leddi, Antonio Marras, Franco Mazzucchelli, Alessandro Mendini, Angela Missoni, Issey Miyake, Amba Molly, Frédérique Morrel, Margherita Palli, Lucia Pescador, Bertjan Pot, Clara Rota, Andrea Salvetti, Nanni Strada, Tarshito, Faye Toogood, Otto von Busch, Vivienne Westwood, Allan Wexler, Erwin Wurm, Melissa Zexter.

Dietro l’aspetto mondano e patinato, una finalità sociale: Abiti da Lavoro, infatti, nasce dalla generosità di alcuni dei 40 progettisti coinvolti, che, insieme all’Associazione Tam-Tam, hanno voluto accettare la sfida di Arkadia onlus per favorire l’inserimento lavorativo di giovani disabili.

Il percorso è quello usuale della sartoria: si insegna ai ragazzi che frequentano il workshop gratuito di Tam-Tam come si trasforma uno schizzo in un cartamodello. I cartamodelli realizzati vengono successivamente trasmessi ad Arkadia Onlus, dove un gruppo di persone con disabilità li trasforma in abiti veri e propri. Abiti da Lavoro, per l’appunto. Le ragazze e i ragazzi di Arkadia misurano, tagliano, cuciono, stirano.

Una mostra a tutto tondo, che, oltre ad esporre opere e creatività, invita a una riflessione socio-antropologica: un tempo l’abito faceva il monaco, il metalmeccanico, l’avvocato, il banchiere, la signora alla moda, il fantino, il musicista, il cuoco, il marinaio, la prostituta, il poliziotto, il medico, il portiere, il giudice, il muratore. E oggi? L’attuale centralità dell’individuo ha mutato il senso di ciò che indossiamo: la funzione sociale svanisce e l’abito assume soprattutto il valore dell’espressione individuale: diventa travestimento e forma dei nostri pensieri. Se prima era l’immagine che il mondo ci attribuiva, oggi è l’immagine di ciò che noi vogliamo essere nel mondo.

 

Abiti da lavoro

Fino al 31 agosto 2014

Triennale di Milano, viale Alemagna 6

www.triennale.org

 

Anita Pezzotta

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