The italian single malt

Se è vero che, vuoi per superstizione o credenza, la forma dell’alambicco di una distilleria non va mai cambiata, altrettanto vero è per le condizioni di umidità della cantina. Un principio basilare nella formazione di Albrecht e Jonas Ebensperger, imprenditori edili, padre e figlio, trapiantati in Val Venosta e con i sogni che arrivano fino alla Scozia. Alle porte di Glorenza hanno fondato la prima distilleria di triple malt whisky tutta italiana, che prende il nome da un vicino affluente dell’Adige. Un cubo di distillazione in mattoni di cemento, grezzo all’interno, rossi all’esterno, che richiama in chiave contemporanee l’architettura dei fienili, nell’idea dell’architetto valvenstano Berner Tscholl, autore dei progetti di restauro di Castel Firmiano, il Messner Mountain Museum di Bolzano.

Avendo a disposizione la materia prima, grano e segale, l’acqua fresca e una certa familiarità con la produzione di acquavite, gli Ebensperger hanno intrapreso la strada del whisky. Hanno iniziato così, nel 2006, a distillare mossi dal semplice desiderio di sperimentare. Al grano e alla segale della Val Venosta si è unito poi l’orzo di provenienza tedesca e il neofienile è stato tarato sulle dimensioni degli alambicchi scozzesi Forthys. Nel 2012 aprono Puni e nel 2015 uscirà il primo whisky di malto italiano invecchiato tre anni. Mille bottiglie per cominciare. Tra meno di un anno Puni sarà imbottigliato in vetri di forma squadrata, quasi borracce di gusto contemporaneo.

Al palato cederà note di pera, tabacco e cuoio, ma anche fieno, vaniglie e sabbia. Non si tratterà di un single malt, se ci si vuole attenere con rigore alla definizione scozzese di whisky ottenuto da solo malto d’orzo e prodotto da una singola distilleria. Ma sicuramente un whisky di malto triplo che può comporre uno Spritz o il Puni Apple, il cocktail di prosecco, aperol, gocce di limone e succo dei mela valvenostana. Puni, di cui adesso si assaggia l’acquavite di cereali, non è certo un Classic Malt. È comunque un distillato da sorseggiare nelle copita dello sherry o nei bicchieri da brandy. Senza ghiaccio. Con qualche goccia di acqua naturale.

 

Anita Pezzotta

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