Comunicazione e informazione, un confine sempre più labile

Comunicazione vs informazione. Esiste una differenza tra le due discipline? Ma soprattutto, ha ancora senso alla luce dell’attuale contesto? Comunicare attiene alla creazione di messaggi positivi da veicolare attraverso i media, ottenendo così il consenso e l’approvazione del pubblico di riferimento. Informare, invece, riferisce alla diffusione di contenuti in maniera indipendente, affinché il pubblico di riferimento di crei un’opinione critica sulla realtà.

Lessico a parte, ha ancora senso differenziare le due discipline? Il web, infatti, ha favorito una graduale sovrapposizione di questi due mondi, offuscando la nitidezza dei rispettivi confini e inducendo una lenta, ma graduale, sovrapposizione. La Rete costringe sempre di più le imprese a interagire direttamente con i propri stakeholders, col proprio pubblico di riferimento e per farlo debbono necessariamente soddisfare quelle che sono le esigenze di quegli stessi stakeholders. Esigenze legate al confronto diretto sulla qualità dei servizi erogati e alla trasparenza del proprio operato, ma anche e soprattutto quelle legate all’informazione e all’approfondimento su temi e argomenti che interessino questo stesso pubblico. Le aziende, quindi, devono sempre più incarnare un ruolo informativo nei confronti dei propri stakeholders perché è la dinamica comunitaria del web a richiederlo. Se si è in una community questa si aspetta che le venga portato valore e il valore sono le informazioni sul nesso di coesione della community stessa, ovvero il tema, l’argomento, la necessità per cui le persone si sono digitalmente raggruppate.

Ma come può conciliarsi, concretamente, questo ruolo d’informazione con l’esigenza della comunicazione per un’azienda? Ogni soggetto opera in un dato settore economico e ne è interprete – nonché depositario – di know-how, dati, approfondimenti, expertise. Se le persone acquistano beni e servizi di quel settore è perché ne hanno necessità e quindi esprimono esigenze informative, per esempio, su un uso efficace ed efficiente di quello stesso bene o servizio, su come risparmiare, ottenere una migliore performance, scegliere in maniera più consapevole, quali siano gli scenari, le nuove scoperte, ecc. Su questo l’azienda può e deve essere parte attiva nell’informare, senza un fine immediato in termini promozionali. Deve, in buona sostanza, attrezzarsi per portare valore ai propri stakeholders.

Si tratta di un’operazione di umiltà culturale per le aziende stesse, che si devono sempre più trasformare in news company e riuscire a comprendere e decifrare le esigenze dei propri stakeholders e soddisfarle, senza pensare immediatamente al ritorno commerciale.

Si tratta di una nuova modalità di gestione delle media relations (l’unica che abbia realmente senso nel mondo del web), in grado di portare grande valore anche ai media stessi.

Quello che conta è la solidità etica del rapporto. L’obiettivo è fornire le informazioni che il pubblico cerca. Il meccanismo è auto-sostenuto, non deve quindi essere inquinato da aspetti economici come le pianificazioni pubblicitarie. Elemento che, spesso, non sono le aziende a inserire.

 

Anita Pezzotta

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