Ascoltare le emozioni per comunicare con efficacia

Nelle relazioni interpersonali il come chiediamo le cose è fondamentale, sia dal punto di vista dei contenuti sia da quello del linguaggio non verbale. La comunicazione, infatti, aiuta le persone a soddisfare due bisogni: da una parte, l’essere capiti, stimati ed apprezzati e, dall’altra, il comunicare efficacemente con gli altri. La comunicazione efficace, però, richiede lo sviluppo di skill e competenze nella formulazione chiara e senza ambiguità dei nostri messaggi, in funzione dell’effetto che si vuole ottenere sul ricevente (ascoltatore). Comunicare in modo autentico ed efficace significa allora comunicare con gli altri rispettando se stessi, senza lasciare troppo spazio alle emozioni soprattutto se negative, sforzandosi di percepire la realtà (propria, altrui, del contesto) nel modo più chiaro e trasparente possibile.

È, però, necessario precisare che l’autenticità e i contenuti della comunicazione possono però essere “traditi” con estrema facilità, anche se in modo inconsapevole. Un movimento della mano, una smorfia non controllata, un sorriso appena accennato, uno sguardo sfuggente, un’incerta stretta di mano, un improvviso cambiamento nel tono della voce, ecc. possono infatti modificare, in modo determinante, il “senso” di un messaggio verbale che può essere interpretato in maniera distorta.

In altre parole, l’effetto dei messaggi sugli altri non dipende solo e soltanto dal significato di quello che si dice (le parole, il contenuto, ecc.), ma dal come (tono della voce, gestualità, prossemica, ecc.) lo si dice, dal rapporto tra gli interlocutori, dal contesto, ecc.

Se le caratteristiche della comunicazione sono importanti nella relazione interpersonale, assumono un’importanza ancora maggiore se calate nei contesti lavorativi. In particolare nelle relazioni tra i dipendenti/collaboratori e, tra questi ed il management. Oggi ci viene richiesto di essere sempre più efficienti, produttivi, tecnologizzati, ma spesso siamo anche frettolosi e distratti nei confronti dei bisogni degli altri. Pertanto, su cosa può essere declinata una comunicazione efficace?

Innanzitutto, è necessario mettere a proprio agio gli altri, facendo attenzione sia al linguaggio verbale (il “cosa” diciamo) che a quello non verbale (il “come” lo diciamo). In seconda istanza, bisogna ascoltare attivamente, per poi dare empatia ed esprimere accettazione. È fondamentale, poi, infondere fiducia e offrire sostegno. Infine, esprimere le proprie emozioni, ma tenendo conto che esse, da una parte, sono contagiose (quelle negative possono danneggiare l’organizzazione), dall’altra, possono diventare “barriere” dietro le quali le persone nascondono la propria insicurezza.

Le emozioni possono “distruggere” un’organizzazione oppure, se ben gestite e governate, possono decretarne il successo. Utili, in tal senso, gli studi portati avanti sull’intelligenza emotiva e le sue implicazioni sulle persone e le imprese. Educare e accettare le emozioni, sia le nostre che quelle degli altri, diviene fondamentale, soprattutto in un contesto come quello attuale. Percepirle correttamente rappresenta il passo fondamentale per stabilire relazioni interpersonali soddisfacenti, senza essere travolti dalla loro forza, spesso distruttiva. “Bisogna credere agli occhi, piuttosto che alle orecchie” affermava Erasmo da Rotterdam: bisogna, quindi, abituare la parte razionale a comprendere la reazione alle emozioni, in ogni contesto e in ogni momento della vita.

Comunicare con efficacia, pertanto, è fondamentale per tutti gli attori di una organizzazione: per favorire la responsabilizzazione, per sviluppare la fiducia reciproca, per condividere l’alleanza sugli obiettivi, per ridurre eventuali conflitti, per condividere informazioni, processi, successi. E comunicare chiaramente, senza ambiguità e nel rispetto di sé, degli altri e del contesto, è la chiave di volta per creare efficienza ed efficacia organizzativa.

 

Anita Pezzotta

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