Vassily Kandinsky – La collezione del Centre Pompidou

Vassilly Kandinsky protagonista con la collezione del Centre Pompidou a Palazzo Reale a Milano fino al 27 aprile 2014. In mostra oltre 80 opere fondamentali dell’artista in ordine cronologico, che ripercorrono il viaggio artistico e spirituale di uno dei pionieri dell’arte astratta.

Un’esposizione prestigiosa, promossa e prodotta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, Palazzo Reale, il Centre Pompidou di Parigi, 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e Arthemisia Group, l’esposizione, a cura di Angela Lampe – storica dell’arte nonché curatrice e conservatrice del Centre Pompidou di Parigi – e in collaborazione per l’Italia con Ada Masoero.

Folgorato dalla visione di “I covoni” di Claude Monet nella mostra degli Impressionisti a Mosca nel 1896, Kandinsky lascia la carriera universitaria per diventare pittore. Segue gli studi sotto l’egida di grandi maestri come Anton Azbé e Franz von Stuck a Monaco e soggiorna dal 1906 al 1907 a Sèvre, vicino a Parigi (Il parco di Saint-Cloud, viale ombreggiato, Le Parc de Saint‐Cloud, allée ombragée, 1906).
Sviluppa così il suo pensiero artistico, che abbraccia numerosi campi, tra cui la pittura, la musica, il teatro, nei quali cerca e difende lo spirituale nell’arte, titolo di un suo saggio fondamentale.

Il visitatore è invitato a percorrere le sezioni della mostra organizzata secondo i periodi principali della vita di Kandinsky, dagli esordi in Germania agli anni in Russia e poi in Francia. Scopre così numerose e fondamentali opere da Città vecchia II (Alte Stadt II, 1902) a Azzurro cielo (Bleu de ciel, 1940), passando attraverso Mulino, Olanda (Mühle, Holland 1904), Nel grigio (Im Grau, 1919), Giallo-Rosso-Blu (Gelb‐Rot‐Blau, 1925) e Ammasso regolato (Entassement réglé, 1938).

Il percorso espositivo comincia in modo sorprendente, “immergendo” il visitatore in un ambiente che ha “il potere di trasportarlo fuori dallo spazio e dal tempo”: una sala con pitture parietali. Ricreata nel 1977 dal pittore restauratore Jean Vidal, queste pitture sono state concepite rispettando fedelmente i cinque guazzi originali, eseguiti da Kandinsky per decorare un salone ottagonale della Juryfreie Kunstausstellung, una mostra senza giuria che si svolse annualmente a Berlino tra il 1911 e il 1930. Questi cinque guazzi sono entrati nella collezione del museo, in seguito alla donazione della vedova Nina nel 1976 al Pompidou.

Organizzata secondo un criterio cronologico, la mostra presenta quattro sezioni che si sviluppano lungo otto sale.

A Monaco: 1896 – 1914. Nel 1896 Kandinsky si trasferisce dalla Russia a Monaco per studiare pittura. La città tedesca in quel momento sta abbandonando la moda simbolista per diventare la capitale europea del Jugendstil (Art Nouveau), una corrente artistica che cerca la via dell’arte attraverso i progetti decorativi. Kandinsky esordisce con piccoli paesaggi ancora tardo-impressionisti come in Schwabing, sole invernale (Schwabing, Wintersonne, 1901) e con tempere simboliste dai colori lucenti, ispirate alle antiche leggende germaniche e alla vita della vecchia Russia come in Scena russa, domenica (Vecchia Russia), 1903-04. È però dal 1908, nei soggiorni estivi a Murnau, dove la sua compagna comprò una casa, che crea i primi dipinti in cui, servendosi di colori accesi e antinaturalistici, traduce la realtà in immagini piatte, prive di volume, ispirate alla pittura fauve. Il paesaggio diventa così pretesto per esercizi sulla forma e per indagini sulla forza del colore, con cui avvia il primo processo di astrazione dal reale (Improvvisazione III, Improvisation III, 1909). È a Monaco che Kandinsky scrive “Dello spirituale nell’arte” (Über das Geistige in der Kunst), in cui affronta lucidamente sul piano teorico ciò che andava sperimentando nella sua pittura, dal rapporto tra forma e colore a quello per lui fondamentale tra colore e suono, alla base dell’astrazione. Con l’amico Franz Marc, sviluppò il progetto del Cavaliere Azzurro che produrrà due mostre tra il 1911 e il 1912 e, nel maggio 1912, il celebre Almanacco del Cavaliere azzurro, dove musica e arti visive si intrecciano strettamente e si valorizza il ruolo delle arti popolari e “primitive” in funzione di un rinnovamento radicale della pittura. In questi anni Kandinsky crea le sue prime opere totalmente svincolate dal reale (Quadro con macchia rossa, Bild mit rotem Fleck, 25 febbraio 1914), che traducono in immagini astratte il suo mondo interiore.

Di nuovo in Russia: 1914-1921.
Scoppiata la Prima guerra mondiale, Kandinsky è costretto a rientrare a Mosca, lasciando alla compagna tedesca Gabriele Münter quasi tutte le opere monacensi. Nel 1915 non dipinge ma lavora solo su carta (Senza titolo, 1915) e solo nel 1916 si dedica nuovamente alla pittura. Dopo un breve ritorno alla figurazione successivo al matrimonio con la giovanissima Nina Andreevskaja, con lo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre Kandinsky viene coinvolto dai rivoluzionari nelle nuove istituzioni culturali, dove fino al 1920 occupa ruoli di prestigio. Assorbito dagli incarichi istituzionali dipinge poco, ribadendo ora la sua scelta definitiva per l’astrazione (vedi l’opera fondamentale Nel grigio, Im Grau, 1919), ma l’avanguardia costruttivista più giovane e radicale lo osteggia per il suo espressionismo spirituale, e nel 1921 decide di tornare in Germania.

Gli anni del Bauhaus: 1921-1933. Celebre per i suoi scritti, Kandinsky viene invitato da Walter Gropius a insegnare al Bauhaus, prestigiosa scuola di architettura e arte dove dal 1922 è docente di Decorazione murale e già nel 1922 concepisce e realizza con i suoi studenti la grandiosa decorazione per l’atrio della Juryfreie di Berlino. Dello stesso anno è anche la cartella grafica Piccoli Mondi (Kleine Welten), sintesi della sue opere espressioniste prima della guerra e del suo nuovo stile più geometrico del periodo russo e del nuovo sviluppo del Bauhaus (vedi Griglia nera, Schwarzer Raster, 1922). Questi anni al Bauhaus sono caratterizzati dall’amicizia con il vecchio amico Paul Klee e dalla pubblicazione dell’altro suo principale saggio “Punto e linea sul piano” (Punkt un Linie zu Fläche, 1926). I titoli stessi delle sue opere mettono in evidenza il rapporto tra i colori e le forme geometriche, (Arancione, Schwarzer Raster 1923; Su bianco II, Auf Weiss II 1923; Giallo-Rosso-Blu, Gelb‐Rot‐Blau 1925); nel 1930 si affacciano le prime forme organiche. La chiusura del Bauhaus, imposta dai nazisti nel 1933, lo costringe a emigrare di nuovo, questa volta verso Parigi.

Parigi: 1933-1944. La Parigi in cui Kandinsky arriva nel 1933 è sì la capitale del mercato dell’arte, ma è anche una città devota ai suoi soli artisti (Picasso e i Surrealisti soprattutto), poco interessata all’astrazione pura di un artista russo di nazionalità tedesca. I Kandinsky si stabiliscono a Neuilly-sur-Seine, in un edificio affacciato sulla Senna e sul Bois-de-Boulogne: quella luce chiara e tersa seduce l’artista che schiarisce la tavolozza. Intanto nei suoi dipinti e nei lavori su carta, anche per l’influsso degli amici surrealisti Jean Arp e Joan Miró, si moltiplicano le forme biomorfe: amebe, creature degli abissi, embrioni, insetti (vedi Ammasso regolato, Entassement réglé, 1938; Azzurro cielo, Bleu de ciel, 1940; Una festa privata, Une Fête intime, 1942). Un microcosmo in cui Kandinsky si immerge, anche per fuggire l’angoscia della guerra. Muore il 13 dicembre 1944, senza vedere la fine del conflitto.

 

Vassily Kandinsky – La collezione del Centre Pompidou

Palazzo Reale, Piazza del Duomo, Milano

Fino al 27 aprile 2014

 

Anita Pezzotta

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