Persol e il cinema: un legame, un amore…

Persol, marchio da sempre sinonimo di eleganza e di fascino, è ormai una leggenda nella storia dell’occhialeria italiana e internazionale. In tandem a questa vocazione, ha portato avanti l’amore per il cinema, collaborando con il grande schermo a diverso titolo. Dagli anni ’60, infatti, i modelli Persol sono stati più volte protagonisti in alcune fra le pellicole più rappresentative della cinematografia italiana e internazionale e sono divenuti la scelta personale di numerosi e indimenticabili artisti e talenti del mondo del cinema e dello star system. Un legame forte con la settima arte, avvalorato dalla collaborazione con la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, rinnovata quest’anno per la nona stagione consecutiva e che ha visto aggiudicarsi il Premio Persol 2013 il grande regista e sceneggiatore polacco Andrzej Wajda. Giovedì 5 settembre, nel corso di un prestigioso evento tenutosi presso la Terrazza Mediterranea sul Lungomare Marconi e a cui hanno preso parte oltre 290 invitati, gli è stato consegnato il riconoscimento con tanto di presentazione in prima mondiale del suo capolavoro “Walesa. Man of hope”. Un appuntamento che è stata l’occasione per Fabio d’Angelantonio, Chief Marketing Officer di Luxottica Group, di ribadire l’importanza del cinema per Persol: “Siamo orgogliosi di continuare la nostra felice collaborazione con la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia. Lo stile Persol è costituito da valori della tradizione più autentica dell’arte del fatto a mano e questo rende Persol un riferimento insuperato negli accessori di prestigio. Venezia è per noi la sede ideale per celebrare nella cornice perfetta il talento cinematografico che meglio esprime lo stile Persol”.

Occhi puntati, quindi, su Andrzej Wajda e sul suo talento, grazie al quale fin dai primi film degli anni ‘50, ha affrontato le domande sull’abisso in cui la Polonia e l’Europa intera erano sprofondate. E l’ha fatto aprendo e preparando la strada ai tanti “nuovi cinema” che avrebbero poi caratterizzato le “nuove onde” delle cinematografie di tutto il mondo. Generazione (1955), I dannati di Varsavia (1957) e Cenere e diamanti (1958), capolavori sulla Resistenza antinazista, sulla guerra, sul primissimo dopoguerra, parlano di eroismo e antieroismo, di passioni romantiche e di gesti tragici e disperati, di disinganno e rivolta: ed è il volto tormentato di Zbigniew Cybulski, in Cenere e diamanti, a rappresentare speranze e delusioni. Già in questa “trilogia della generazione perduta”, Wajda mette a fuoco quello che sarà poi il suo campo d’elezione e di indagine: il punto di incontro e di scontro, di incrocio e di frizione tra la storia personale e la storia di una nazione, tra l’angoscia, le paure, anche l’impotenza di ciascuno, soprattutto dei giovani, e il compito cui si viene chiamati.

In film come Ingenui perversi (1960), su sceneggiatura di Jerzy Skolimovski, Sansone (1961), da un romanzo di Kazimierz Brandys, e nell’episodio Warszawa del film collettivo L’amore a vent’anni, Wajda si muove nelle due direzioni del passato e del nuovo anticonformismo giovanile che fa irruzione nel cuore del cinema delle “nouvelles vagues”. Anche Tutto in vendita (1968) è sospeso tra passato e presente: film commemorativo della figura di Cybulski, morto in un incidente, guarda al cinema che tende verso il futuro. Dopo i più classici Paesaggio dopo la battaglia (1970), Il bosco di betulle (1970) e Le nozze (1973), Wajda si rivolge alla Polonia contemporanea con la coppia di film che più hanno contribuito a farne il regista del cambiamento: L’uomo di marmo (1976) e L’uomo di ferro (1981), infatti, sono film dentro il cambiamento stesso, dall’epoca del regime comunista a quello della Polonia democratica. Il primo è un poderoso attacco alla repressione politica staliniana; il secondo è un appassionato atto di accusa al regime militare del generale Jaruzelski e, al contempo, un’entusiastica presa d’atto della nascita del movimento di Solidarność.
La tensione sempre evidente, nel cinema civile e drammatico di Andrzej Wajda, tra l’attrazione della storia e le domande del presente è poi continuata con altre pellicole tra cui è doveroso citare Senza anestesia (1978), Direttore d’orchestra con John Gielgud (1979), Danton con Gérard Depardieu (1982), Dostoevskij – i demoni (1988), Dottor Korczak (1990), La signorina nessuno (1996), Katyn (2007) fino a Wałesa (2013), giusto omaggio a uno dei protagonisti della storia della nuova Polonia.

 

Anita Pezzotta

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