I 7 peccati “capitali” delle Relazioni Pubbliche

Senza ombra di dubbio, anche nelle relazioni pubbliche l’esperienza si rivela sempre come la più infallibile delle alleate nel proprio viaggio professionale. Tuttavia, uno snello e comodo vademecum da tenere a portata di mano e contenente gli errori da evitare costi quel che costi, è di fondamentale importanza.

Ecco quindi i sette peccati capitali delle relazioni pubbliche (declinabili tuttavia in ogni disciplina):

1. Promettere quello che non si è certi di poter mantenere. Vietato tassativamente esagerare il potenziale ritorno di azioni e/o investimenti.

2. Non rispettare le deadline. Un’occasione mancata sui media. Una proposta inviata troppo tardi. Una buona idea partorita quando sono usciti già troppi articoli. Questa è un errore di tattica. Le deadline sono sacre nel gioco delle relazioni pubbliche e mancarne una è un crimine punibile con l’esclusione dal business.

3. Fare spam. Non tanto sbagliato, quanto poco professionale approcciarsi in maniera indistinta ai propri potenziali clienti. Vale sempre la pena di personalizzare ogni possibile forma di contatto, soprattutto oggigiorno con la miriade di messaggi che quotidianamente inondano smartphone, computer, tablet, ecc.

4. L’approccio on/off. Un errore che riguarda i clienti. Alcune aziende pensano ai relatori pubblici come a figure strettamente legate all’andamento di bilanci o business. Clamoroso errore! Le relazioni pubbliche funzionano tanto meglio quanto sono strutturati nel tempo, divenendo una sorta di strumento strategico a lungo termine.

5. Usare (o abusare) del peso pubblicitario. La maggior parte dei professionisti ha un aneddoto su un cliente che insiste nel cercare di sfruttare l’acquisto di spazi pubblicitari per generare una copertura editoriale, o che minaccia di ritirare una pianificazione se il pezzo non è almeno positivo. La verità è che questo può funzionare, ma raramente vale il costo in termini di relazione. Ed è noto che spesso questa modalità di azione finisce col ritorcersi contro chi la mette in atto.

6. Pensare che relazioni pubbliche siano sinonimo di comunicato stampa. Da bandire la convinzione che un piano di relazioni pubbliche sia equivalente a un flusso ininterrotto di notizie sui motori di ricerca. Si tratta di due strumenti estremamente diversi nella loro definizione concettuale così come nella loro funzionalità pratica ed effettiva.

7. Complicare il linguaggio. Nell’epoca delle definizioni arzigogolate, dei sofismi lessicali, degli eccentrici neologismi e degli inglesismi applicati anche ai termini di uso quotidiano, bisogna imparare a comunicare in modo chiaro, diretto e semplice. Tassativo prediligere forme espressive più immediate e al tempo stesso potenti, capaci di attrarre l’attenzione dell’interlocutore e la sua comprensione.

 

Anita Pezzotta

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