I segreti di Borsalino

Borsalino e i suoi cappelli: un mondo fascinoso, magico e incantato; fiabesco nella sua apparenza formale, ma estremamente concreto nel culto della qualità. Meraviglie che partono dalla testa per diventare un tutt’uno con la personalità di chi le indossa, anticipandone la venuta con quel pizzico di estro e originalità, necessari per distinguere chiunque per stile e raffinatezza, sapientemente mixati a curiosità ed eccentricità. Modelli unici, passati alla storia: dal mitico Panama all’elegante Paloma, passando per il classico Borsalino, le varie cloches e i modelli in stile Cappellaio Matto, ispirati al favoloso mondo di Alice in Wonderland.

I cappelli Borsalino sono pregiati, lavorati rigorosamente a mano, realizzati all’insegna di un’artigianalità identica a quella degli inizi. Il vero segreto sta nelle mani di chi li produce, forti e al tempo stesso sensibilissime, capaci non solo di sentire le minime imperfezioni, ma anche di riconoscere al tatto la qualità. Il processo di produzione, tramandato di generazione in generazione, comprende un iter preciso il cui rigore nelle sequenze produttive, alternate tra passaggi a macchina e interventi manuali, determina la qualità di un cappello Borsalino e rappresenta il segreto del suo successo planetario.

Riferendoci al modello per antonomasia – il Borsalino in feltro – questo, all’inizio della storia aziendale, era realizzato interamente a mano dallo stesso Giuseppe Borsalino, che formava personalmente i suoi operai iniziandoli ai segreti del mestiere del cappellaio. Acqua calda, archetto, tavolo da lavoro, forme e ferro da stiro erano il semplice armamentario che rendeva possibile la trasformazione quasi magica del cono di feltro in un vero e proprio cappello, partendo però dalla rigorosa selezione della materia prima, come insegnava la tradizione francese del copricapo artigianale di lusso. Sono essenzialmente due le fasi di lavorazione del cappello: lavorazione “in bianco” per la realizzazione del feltro e lavorazione “in nero” per la rifinitura e il guernissaggio del cappello. La lavorazione “in bianco” parte dalla soffiatura del pelo che viene mescolato e soffiato in una speciale macchina, detta soffiatrice, per poi passare all’imbastitura in cui, per mezzo di un’aspirazione delle macchine imbastitrici, il pelo per caduta, con l’ausilio di acqua calda, si abbarbica attorno a un cono dando vita a una prima campana di feltro. Questa prima cloche viene vistata manualmente per controllare che non ci siano difetti e portata a misura attraverso il bagnaggio e il processo della follatura. Dopo l’asciugatura, i feltri vengono assemblati per mezzo di bollette suddivise per qualità e colore e apprettati con gomma-lacca; avviene il processo di tintura e si giunge alla “informatura di prima”: la posa del feltro in calchi in alluminio che dà una forma semi definitiva al cappello. La lavorazione “in nero” determina la qualità e le caratteristiche finali del cappello, sia attraverso il trattamento della superficie del feltro, a partire dalla pomiciatura (la prima rasatura), sia tramite particolari macchine e carte smerigliate nonché per mezzo della “informatura di seconda”, che serve per dare la forma definitiva alla cloche per  poi approdare a tutte le operazioni definite di finissaggio: l’inserimento di guarnizioni (cucitura della fodera, dei marocchini, dei nastri), la stiratura e il vistaggio, rigorosamente manuale,  di ogni copricapo. Il cappello è pronto per essere imballato e spedito nei vari mercati internazionali.

Un iter procedurale lungo e complesso, seguito alla lettera per rispettare la qualità e l’eccellenza della resa finale, vero motivo di plauso e prestigio del marchio oggi noto universalmente quale sinonimo di stile, charme e buon gusto. Perché indossare un Borsalino significa spingersi oltre il semplice gesto di prendere un cappello e posarselo sulla testa, bensì, vuol dire avere personalità e carattere, possedere una particolare allure e, non da ultimo, ambire a essere riconoscibili. Uno stile di vita preciso e delineato, così come il modo di approcciarsi alla quotidianità delle situazioni.

 

Anita Pezzotta

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