Biennale d’Architettura 2012

Meno di un mese e la 13esima Biennale d’Architettura apre i suoi battenti con una direzione tutta speciale – come solo può essere quella di David Chipperfield – e un titolo – Common Ground – dall’alto contenuto evocativo, motore di rimando fulmineo al mondo terrestre e, in particolare, al terreno degli edifici, inteso come spazio urbano, ma anche politico, sociale e pubblico. Insomma, ogni ambito in cui si realizza e si svolge la vita umana, colorata nelle sue sfumature più variegate. Una Biennale, quindi, che toglie il focus d’analisi dall’io soggettivo per estenderlo alle dinamiche di gruppo, puntando i riflettori sulle pratiche condivise, sui territori comuni (sia fisici che intellettuali), sul dialogo, le affinità, le occasioni di scambio e contatto. Un’attitudine che appare in pompa magna anche dal ricco cartellone di appuntamenti collaterali, disseminati qua e là in numerose location veneziane. Come, per esempio, nel caso di Salon Suisse, ospitato a palazzo Trevisan e volto a mettere in scena un open talk in cui professionisti e cronisti esaminano alcune delle questioni più importanti nella definizione teorica e pratica dell’architettura contemporanea. O come Archipelago Cinema, una sorta di auditorium flottante progettato dall’architetto Ole Scheeren in cui si svolgono una tavola rotonda e la première mondiale del film Against All Rules di Horst Brandenburg. “Common ground” è l’argomento anche di Inter Cities/Intra Cities: Ghostwriting the Future, allestita all’Arsenale e curata da The Oval Partnership: un’occasione per indagare il modo in cui Hong Kong provi a coinvolgere i suoi cittadini nel percorso di definizione del futuro. Da non dimenticare, inoltre, i due importanti premi “BSI Swiss Achitectural Award 2007-2012” e il concorso “YAA – Young Arab Architects”: il primo, documentato e analizzato nell’omonima mostra, prende scena alla Fondazione Querini Stampalia; mentre il secondo, riservato a giovani architetti dei 21 paesi della Lega araba con i rispettivi progetti incentrati su un prossimo “common ground” interculturale, è in mostra a Ca’ ASI.

Mostre e ancora mostre con “Programmare l’arte, Olivetti e le Neoavanguardie cinetiche”, allestita al Negozio Olivetti di Piazza San Marco: un evento che riprende l’esposizione del 1962 ospitata in uno showroom Olivetti a Milano, con gli artisti del Gruppo T (Anceschi, Boriani, Colombo, De Vecchi, Varisco), del Gruppo Enne (Biasi, Chiggio, Costa, Landi, Massironi), insieme a Munari, Mari e Alviani.

La Fondazione Querini Stampalia diviene anche lo scenario della mostra dedicata ad Alvaro Siza: i disegni e i ritratti, i viaggi all’estero, i momenti liberi, le cene con gli amici, le fotografie, gli appunti e tutto quel materiale che ha nutrito l’immaginario e la sensibilità, rivelando l’inclinazione più umana dell’artista. Last but not least, il progetto Palasi Lumière dello stilista di origini trevigiane Pierre Cardin: un gigantesco grattacielo ecosostenibile, destinato a riqualificare un’area degradata di Venezia, in zona Porto Marghera. Numeri alla mano: 6 dischi sostenuti da 3 torri asimmetriche, per 225 metri di altezza, 42 ascensori, 4 ettari di giardini pensili, 250 camere di hotel deluxe, 9 cinema, 6 teatri, e poi bar, ristoranti, appartamenti: una futuristica cittadella del terzo millennio.
La struttura – stimata circa due miliardi di euro – viene presentata durante la Biennale negli spazi del Concept Créatif International Pierre Cardin.

 

Anita Pezzotta

 

13esima Biennale d’Architettura

www.labiennale.org/it/architettura

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