PR & comunicazione in 10 parole

Credibilità, creatività, identità, digital PR, ma anche cambiamento, crisi, resistenza, intelligence, competitività e visione: questo il decalogo da tenere a portata di mano quando si vuole fare comunicazione e PR.

1. Credibilità

In un contesto di sfiducia dei mercati e dei cittadini è proprio la credibilità il bene chiave per garantire la ripresa. Saperla comunicare, bene e nel modo giusto, diviene un passo fondamentale che ogni realtà deve compiere nei confronti dei propri stakeholders, proponendosi come un vero e proprio generatore di certezze e di fiducia, nonché come fonte di crescita condivisa.

Fondamentale adottare una comunicazione responsabile, che offra alle persone visioni credibili del futuro. Ma anche attraverso relazioni trasparenti e costruttive con le istituzioni, con la stampa e con i territori. Tutto questo attraverso un approccio multicanale al dialogo, che sappia trarre il massimo da ciascun media disponibile. Inclusi i social media, passati ormai dalla fase pionieristica della sperimentazione a quella, più concreta, dell’attuazione.

2. Creatività

Comunicare per creare e sviluppare sistemi di relazioni che siano sempre più interconnessi con mondi sempre più diversi, sempre più globali e nello stesso tempo più frammentati. Oggi come mai diventa fondamentale il modo in cui ci si approccia ai nostri interlocutori. Ecco quindi che la creatività balza di diritto in cima alla lista delle sfide impostesi alla comunicazione. Comunicare ma in modo innovativo, originale e caratteristico per far sapere al mondo della propria esistenza: questa la sfida di oggi, per proiettarsi con lungimiranza in un domani di successo.

3. Identità

Il contesto socio-economico attuale impone tassativamente di rendere più chiari e distinguibili i contorni delle competenze professionali che si offrono alla società nel suo complesso: aziende, istituzioni, organizzazioni politiche, associazioni. Si pone come una tappa obbligata la definizione di un nuovo vocabolario, per sviluppare un nuovo modo di raccontare quello che si è, si vive e si fa. In altre parole: LA NOSTRA IDENTITA’.

4. Digital PR
& Communication

La parola chiave del 2012 senza ombra di dubbio è DIGITAL. In particolare, l’utilizzo senza reticenze dei social network è la chiave dello sviluppo della comunicazione e delle PR. La rete fornisce un inestimabile potenziale in termini di visibilità e contatti: conoscerla, gestirla e utilizzarla con professionalità mai come ora si rivela la chiave di volta per il suo successo virale di un brand.

5. Intelligence

Social network ma anche smartphone: strumenti per raggiungere nel minor tempo possibile e in modo sempre più persuasivo gli stakeholders, ma anche per raccogliere informazioni attendibili e qualificate. Una sorta di ecosistema digitale in grado di produrre dati su cui orientare il tiro della propria azione.

6. Cambiamento

Sempre più il professionista di comunicazione/relazioni pubbliche deve sapersi muovere all’interno dell’organizzazione supportando l’attività imprenditoriale dell’impresa, e in particolare quella dell’innovazione, sia con riferimento ai prodotti che ai servizi, sia con riguardo ai processi decisionali strategici, quelli in grado di incidere sulla redditività d’impresa e di favorirne il successo. Un ruolo professionale complesso che implica la padronanza di abilità e competenze adeguate per svolgere non solo le attività tecnico-operative, manageriali, formative e riflettive ma anche, e in particolare, quelle in grado di supportare le attività imprenditoriali delle organizzazioni.

7. Crisi

Economica ma non solo. 
Politica, per la perdita di rappresentatività dei partiti e di tutti i cosiddetti corpi sociali intermedi (Sindacati, Confindustria, Associazioni, Ordini professionali, etc.).
Sociale per la scomparsa di punti di riferimento che sembravano consolidati (il sistema pensionistico, l’affidabilità del sistema bancario, la sicurezza dei cari e vecchi BOT).
 Dal punto di vista professionale la sfida è quella di sconfiggere la recessione creando elementi innovativi (nuovi servizi o nuove competenze) per aumentare la qualità dell’offerta consulenziale.
 nei settori industriali così come nei servizi.

8. Visione

Oggigiorno i tradizionali modelli di riferimento (da quelli manageriali a quelli della rappresentanza) appaiono sempre più appannati e inappropriati.

L’irrobustimento di alcune competenze (change management, l’analisi dei network degli stakeholder e delle reti d’influenzamento delle issue rilevanti) divengono un contributo irrinunciabile per contribuire a rinforzare la propria identità e alimentare la visione del futuro da costruire e da raggiungere, allineando comportamenti organizzativi a strategie e aspettative sociali. Una funzione “consulenziale” con riflessi sulla governance delle organizzazioni… e non solo sulle sue manifestazioni comunicative.

9. Resistenza

Le previsioni dell’anno in corso sono in chiaroscuro: da una parte gli effetti della crisi potrebbero portare a un ridimensionamento della filiera manageriale interna; dall’altro la “resistenza sul mercato” dovrebbe costringere le aziende ad affinare ulteriormente le campagne di comunicazione in virtù di una ripresa.

10. Competitività

Risultato della crisi sarà una scrematura del mercato, con netta distinzione tra vincitori e perdenti, tra chi continua a fare impresa e chi ha fallito. Chi sopravvivrà? Sopravvivrà chi riuscirà a trasformare in vantaggio competitivo dualismi come lentezza/agilità, staticità/determinazione, impulsività/riflessione, immagine/reputazione, monologo/dialogo, istruzione/formazione, abitudine/rischio, aspettare/fare, chiusura/ascolto, omologazione/unicità, greenwash/sostenibilità, sicurezza/esplorazione, calcolo/sentimento, insicurezza/libertà, indifferenza/responsabilità, affari/etica degli affari, isole/reti, offline/connesso.

 

Anita Pezzotta

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